AGCOM multa Meta (Facebook): 750mila euro per aver violato il divieto di pubblicità dei giochi sul social

Scritto da Daniele
Pubblicato il 20/01/2023
AGCOM multa Meta (Facebook): 750mila euro per aver violato il divieto di pubblicità dei giochi sul social

Mai scherzare con gli enti e le normative italiane in materia di casinò online e gioco d’azzardo.

Lo sta iniziando a capire anche Meta, società madre di Facebook, multata da AGCOM (l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni) perché sul social ha violato le norme sul divieto di pubblicità dei giochi, contravvenendo così alle misure disposte a salvaguardia del gioco responsabile in Italia.

Di seguito il testo della nota emanata da AGCOM, in cui si ufficializza la sanzione da 750mila euro comminata nei confronti della holding di Mark Zuckerberg:

“Il Consiglio dell’Autorità ha adottato all’unanimità un’ordinanza ingiunzione nei confronti della società Meta Platforms Ireland Limited (Meta) di un importo pari a 750.000,00 euro per la violazione del divieto di pubblicità del gioco d’azzardo sancito dal c.d. “decreto Dignità”.

Si tratta del primo provvedimento emanato dall’Autorità nei confronti di una piattaforma di social media per aver consentito la diffusione di contenuti, in violazione del citato divieto.

Tra le motivazioni a fondamento della sanzione, si sottolinea, in particolare, che Meta è responsabile per non aver previsto nelle proprie condizioni generali, destinate al mercato italiano e relative alla promozione di beni e servizi a pagamento, alcuna restrizione in relazione alla pubblicità di giochi con vincite in denaro.

Nello specifico, è emerso che la società consente a tutti i propri clienti business che intendono rivolgersi al pubblico italiano di promuovere tali contenuti, anche attraverso la “targetizzazione” delle inserzioni pubblicitarie.

Oltre alla sanzione amministrativa pecuniaria, l’Autorità ha altresì imposto a Meta di impedire a ciascun autore delle sponsorizzazioni oggetto del provvedimento la diffusione e il caricamento di analoghi contenuti violativi, in linea con le più recenti pronunce della Corte di giustizia dell’Unione europea”.

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