Gli aggiornamenti sul Decreto dignità - Da LeoVegas a Sgarbi

Leovegas contro il Decreto dignità – Gli aggiornamenti

La battaglia di LeoVegas contro i provvedimenti presi dal governo italiano per il gioco d’azzardo continua, ma l’operatore sembra essere da solo.

Leggiamo di Lindhal, a.d. di LeoVegas, che ancora una volta decide di parlare e spiegare come stanno al momento le cose in merito al Decreto dignità.

Leo Vegas è stupita dal fatto che nessun altro operatore del mercato italiano abbia deciso di assumere una posizione più ferma e di farlo a livello europeo.

Lindhal, come già sapevamo, aspetta di ricevere una risposta in merito al provvedimento “made in Italy” dall’Unione europea, andando, il provvedimento, contro le sue linee guida.

Sembrerebbe che, in altre parti del mondo, le misure adottate dall’Italia siano viste come estreme rispetto a quanto andrebbe fatto. Il modello del Regno Unito sarebbe invece da prendere come esempio.

Ancora si attende una risposta dall’attuale Governo, al quale Lindhal ha indirizzato più lettere aperte.

L’operatore ha indirizzato una grande somma alla promozione del gioco responsabile, anche recentemente, e ciò sottolinea come il modo in cui gli operatori vengono descritti dall’attuale Governo non risponda a verità (clicca qui per leggere di più).

Se il governo dovesse continuare ad ignorare le richieste di Leo Vegas, la compagnia avrebbe già un piano B.

LeoVegas è già in contatto con l’opposizione, infatti, che si è mostrata molto più aperta ad un dialogo. Sembrerebbe inoltre dello stesso avviso di Leo Vegas, vedendo questo severissimo decreto come una misura esagerata e decisamente inappropriata, se si considerano le conseguenze alle quali i siti di gioco legali sono andati incontro nel momento in cui Facebook e soprattutto Google hanno deciso di anticipare i tempi e bannare la pubblicità dei siti di gioco italiani prematuramente, avendo a disposizione ancora qualche mese prima che il decreto diventi effettivo e inizino a piovere multe per chi infranga le regole. Cosa che LeoVegas non farà, afferma Lindhal, avendo sempre operato nel rispetto della legge. Ma ciò non impedisce all’operatore di continuare a lottare per far valere i propri diritti.

Del resto, l’Italia permette di far domanda per le licenze utili per diventare operatori di gioco, ma con questo decreto non sarà invece possibile pubblicizzare il proprio prodotto. Non si tratta soltanto di un controsenso, ma anche di un decreto che va contro la legge dell’Unione Europea che garantisce il diritto alla concorrenza. In pratica, gli operatori possono acquistare la licenza per operare nel nostro mercato, ma non saranno poi in grado di crescervi.

È stato chiesto a LeoVegas se ritenga possibile rovesciare la situazione con il presente governo italiano, ma Lindhal ha risposto di no, e che invece confida nella risposta dall’Europa e nel sostegno dell’opposizione, che già si è dimostrata non solo aperta al dialogo, ma perfettamente in linea con il punto di vista di LeoVegas. E parliamo di un modo di regolare la pubblicità meno restrittivo, ma anche più efficace.

I giocatori non hanno smesso di giocare, una vota entrato in vigore il nuovo decreto, ma si sono semplicemente affidati, nel peggiore dei casi, ai siti di gioco illegali che hanno iniziato a saltar fuori su Google. Proprio come negli USA, che tentano di regolare il consumo di alcolici. Le persone non hanno smesso di bere, hanno semplicemente trovato delle alternative.

Questi operatori “altri” da quelli legali in Italia, provenienti da realtà ben più pericolose di quelle dei siti di gioco che operano secondo le concessioni AAMS, sono quelli che non si preoccupano del benessere del giocatore d'azzardo patologico, ma che lo spremono finché è possibile, assecondando il suo stesso impulso al gioco irresponsabile e pericoloso piuttosto che contrastarlo. Cosa alla quale sono invece preparati gli operatori legali, che sanno monitorare gli eccessi e portarli alla luce prima che diventino un problema per la persona, il suo benessere e la sua vita.

Di qui l’hashtag che Leo Vegas ha usato di recente, rivolgendosi agli scommettitori che tornavano per la Serie A: #GIOCAPERGIOCO.

Sulla scia di Leo Vegas…

Vittorio Sgarbi intervistato dall’Agimeg

Sembra che Sgarbi si schieri con LeoVegas nel ritenere che questo provvedimento, a lungo termine, o anche a breve, porterà ad una perdita di consensi. Di Maio non ha considerato infatti quanti posti di lavoro si perderanno a causa delle misure adottate in merito al gioco online, piuttosto insensibili, oltre che irragionevolmente restrittive. E parliamo di posti di lavoro nel mercato del gioco legale in Italia.

Questo è quanto Sgarbi ha riferito in un’intervista rilasciata ad Agimeg, che ha voluto sentire la sua dopo l’intervento alla Camera del 2 agosto, durante il quale si è schierato contro due provvedimenti del Governo, riguardanti il divieto di pubblicità al gioco d’azzardo, appunto, e l’abolizione degli ingressi gratuiti nei musei una volta al mese.

La sua proposta davvero originale e – certamente – provocatoria, è stata quella di introdurre le slot machine nei musei.

Perché?

Ad Agimeg Sgarbi spiega che, se viene impedito alle persone di decidere su quali siti di gioco spendere il proprio denaro, ma viene poi chiesto di pagare un ingresso per poter vedere qualcosa di bello, nei musei, allora dovrebbe essere permesso di pagare l’ingresso ai musei e avere anche la possibilità di giocare alle slot nelle loro sale!

 

C'è da ridere o da piangere? 


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