DiMaio contro la pubblicità al gioco online anche su RTL

Il gioco online in Italia – Il Decreto Dignità novità dell’estate

Luigi di Maio, Ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico del Governo italiano dal 1° giugno, ha presentato il Decreto Dignità, approvato all’inizio di luglio. Il nuovo governo si farà quindi garante dell’attuazione di questa nuova normativa, come parte del nuovo programma.

Il Decreto Dignità novità dell’estate - DiMaio contro la pubblicità per il gioco online anche su RTL

Il Decreto Dignità si pone l’obiettivo di agire su 4 punti, che includono le imprese, i diritti dei lavoratori, la dipendenza dal gioco d’azzardo e le delocalizzazioni. Vediamo qui come il nuovo ministero influenzerà il settore dell’iGaming in particolare.

Il Decreto Dignità – Come agirà sul settore del gioco online

Addio sponsorizzazioni e ciao ciao a qualsiasi forma di pubblicità per il gioco online. No alla pubblicità in tv, alla radio, su internet, ma anche durante eventi sportivi, culturali, di intrattenimento. Quindi niente sponsorizzazioni di società di scommesse sportive neppure per i nostri atleti. Il governo è pronto ad intervenire con delle sanzioni in caso contrario. Resterà però legale la pubblicità sulla Lotteria Nazionale. Tutti i contratti legati a questo tipo di pubblicità che siano già esistenti potranno essere portati avanti fino al mese di giugno 2019, senza possibilità di rinnovo.

La data a partire dalla quale questo divieto entrerà in vigore è il 1° gennaio del prossimo anno.

Molto semplicemente, detta con le parole dello stesso Di Maio, come è stata già vietata la pubblicità delle sigarette, così verrà pure vietata quella del gioco online. Questo per contribuire alla riduzione del tasso di ludopatici - o azzardopatici - nel nostro Paese. Non è la prima volta che Di Maio condanna il gioco online, per le conseguenze che questo può avere sulla vita delle persone, ponendo un accento più forte su quella delle famiglie in particolare. Una delle ultime occasioni in cui lo vediamo pronunciarsi a favore del divieto è la conferenza stampa che questi ha tenuto il 15 giugno. Un passo necessario, a suo avviso, per contribuire a contrastare quella che è la ludopatia, quindi, che starebbe dilagando in Italia. Meno pubblicità, meno tentazioni. Su RTL, Di Maio ha anche rivolto un appello ai personaggi famosi che sponsorizzano soprattutto il mercato delle scommesse sportive. Del resto, con un evento come i Mondiali in quest’anno calcistico, c’era da aspettarsi che le compagnie di gioco online e i bookmakers mettessero qualche volto noto a promuovere un mercato che vanta non solo una vasta rete online, ma anche una grande rete fisica in Italia.

Proprio in vista dei passati Mondiali di Russia, il famoso rapper italiano Shade, che ha da poco lanciato il pezzo “Amore a prima Insta”, tanto smart quanto orecchiabile, ha anche dedicato a Starcasinò, sito AAMS, un pezzo che ha accompagnato la promozione della competizione mondiale, la Gufo Cup. Anche bet365 ha scelto un testimonial d’eccezione, Claudio Amendola, per il suo spot televisivo.

Non sono pochi i personaggi dello spettacolo che decidono di firmare un contratto per operatori di gioco con licenze AAMS, che ricordiamo essere l’ente garante del gioco responsabile in Italia, attraverso il quale gli operatori possono essere autorizzati o meno ad operare nel nostro Paese, nella massima tutela del giocatore in primis.

Cosa accadrà quindi una volta che il Decreto Dignità sarà entrato in vigore?

 

Niklas Lindhal di Leovegas e la sua lettera a Di Maio

Punti di vista differenti rispetto a quello di Di Maio sono emersi nel corso del lavoro che è stato svolto sul decreto, fino alla sua approvazione.

Tra critiche e opinioni divergenti, facciamo il quadro della situazione.

Dunque, meno tentazioni per i giocatori che giorno dopo giorno cadrebbero nella rete del gioco d’azzardo e arriverebbero fino a quella che è la ludopatia - propriamente definita "azzardopatia" -, che costa molto, non solo in termini di denaro, sia allo Stato che alle famiglie. Di Maio ha dovuto rispondere alle critiche di chi lavora nel settore, e che lo ha sempre fatto seguendo le regole.

Parliamo in particolar modo di Leovegas, il cui a.d. Niklas Lindhal ha voluto rispondere al vicepremier evidenziando quello che si potrebbe fare insieme per contrastare la ludopatia, senza arrivare alla necessità di proibire la pubblicità. Leovegas ha quindi acquistato una pagina su alcune delle principali testate giornalistiche italiane per chiedere al vicepremier Di Maio di lavorare insieme, per trovare una soluzione che potrebbe certamente essere più vantaggiosa di quella che il Decreto può invece offrire, sia per gli operatori che per gli stessi giocatori.

Di Maio ha subito risposto con un post su Facebook, e la conversazione va avanti con la risposta di Lindhal. La compagnia svedese tocca alcuni punti, nell’argomentare contro il post di DiMaio, che sembrano essere condivisi anche da altri esperti del settore:

  1. Si può intervenire sulla tipologia di messaggio, piuttosto che proibire il messaggio in sé, per quanto riguarda le pubblicità; questo sarebbe proprio ciò che è stato fatto anche nella stessa Inghilterra per il settore del gioco online.
  2. Lindhal afferma come il paragone tra gioco online e sigarette sia del tutto fuoriluogo. Se è vero che la pubblicità delle sigarette in Italia è stata fermata, è anche vero che, secondo dati ISTAT, questa resta la prima dipendenza in Italia, seguita dall’alcool, che pure colpisce un sempre crescente numero di giovani; a seguire, l'azzardopatia. Quindi, se eliminare la pubblicità non ha aiutato contro il fumo, viste le statistiche, Lindhal si è ritenuto sia stupito che sollevato per il fatto che DiMaio non abbia attuato misure contro il consumo di alcolici. Stupito perché se il Governo si accanisce in tal modo contro il gioco online, dovrebbe farlo con tutte le cause di dipendenza patologica. Sollevato perché ritiene ancora una volta che fermare la pubblicità non fermi il problema.
  3. Ora, si arriva ad un punto che sembra essere la preoccupazione di molti esperti del settore. Parliamo del fatto che eliminare la pubblicità degli operatori di gioco online legali favorirebbe invece il ricorso a quelli illegali, dal momento che creerà più facilmente confusione e si potrà così finire su un sito di gioco che non segua le normative AAMS. La beffa secondo l’a.d. di Leovegas è che, se da un lato gli operatori autorizzati e che operano a norma di legge spariranno, proprio quelli che invece operano illegalmente e senza vincoli, senza quindi considerare gli effetti che la dipendenza patologica ha sulla vita delle persone, quelli sì che potranno continuare ad operare, con un numero di giocatori tra cui pescare ancora più ampio, dal momento che la “concorrenza legale” verrà eliminata dalla stessa legge alla quale si attiene.
  4. Per non parlare poi del fatto che i vantaggi per cui si partecipa al concorso per ottenere la licenza AAMS, iter al quale si sottraggono invece tanti operatori illegali, e le relative concessioni, andranno a cambiare drasticamente nel momento in cui si limiterà la possibilità di pubblicizzare il prodotto offerto dal marchio.
  5. Un ultimo punto della risposta del vicepremier alla sua prima lettera, e che Lindhal proprio non può evitare di commentare, è l’affermazione secondo la quale quello che lo Stato italiano incassa grazie al gioco online, lo spenderebbe poi nella cura del G.A.P. (Gioco d’Azzardo Patologico). Senza dati, un’affermazione del genere non si tiene i piedi, e LeoVegas la analizza più accuratamente di quanto abbia fatto DiMaio nel suo post.

 

E sempre di numeri, quelli dati da DiMaio, parlano anche altri. Ma per l’inesattezza delle cifre piuttosto che per la loro assenza. 1 milione di azzardopatici, secondo Di Maio, che lo afferma proprio nel post su Facebook rivolto a LeoVegas e a tutti gli operatori di gioco online. Ma i dati del CNR direbbero altro, invece, se si considera che non tutti i giocatori con problemi di gioco sono poi effettivamente affetti da Gioco d’Azzardo Patologico. Da considerare anche che il divieto che verrà presto effettivamente adottato dal nuovo Governo andrebbe indirettamente a favore del gioco fisico, quello dei bar e dei tabacchi, per intenderci. E qui il gioco è certamente meno controllato di quello sui siti AAMS stessi, in cui le procedure di controllo e verifica dei documenti sono strettamente regolate e controllate. E proprio il gioco minorile è una grande preoccupazione per Di Maio! 

Abbiamo però dato un’occhiata agli ultimi dati del CNR e sembrerebbe che il gioco diventi sempre più popolare tra gli adulti più che tra i minori, ma che sia in crescita tra gli studenti del Sud. Allontanare le slot machine dalle scuole potrebbe essere un'idea da prendere in considerazione, cosa già nota a DiMaio, che agirà presto anche in questo senso, da quanto emerge da sue recenti dichiarazioni.

 

Logico – Il suo parere sul divieto alla pubblicità per il gioco online

Logico (clicca qui per sapere chi è "Logico"), proprio come LeoVegas, propone un tavolo di lavoro al Governo italiano, per poter arrivare ad una soluzione più adeguata per contrastare l’azzardopatia, negli interessi sia dei giocatori che delle aziende legali operanti nel settore. Il presidente di Logico, Moreno Marasco, sottolinea come la pubblicità sia uno de metodi tramite i quali è possibile distinguere i siti legali da quelli illegali, quelli contro il gioco minorile, contro il riciclaggio di denaro e a favore di software che non siano truccati. Clicca qui per leggere l’articolo completo. Marasco è d’accordo sul fatto che la pubblicità andrebbe resa meno invasiva, ma ritiene anche che quello italiano sia un percorso che mostrava già i suoi ricchi frutti, anche in assenza del divieto alla pubblicità del decreto Dignità. A ragione il nostro è un sistema già preso a modello da diversi Paesi nel mondo, come afferma.

Del resto, dopo più di 10 anni di lotta contro il gioco illegale in Italia, sembra ovvia una reazione del genere da parte di Marasco, che vede questa procedura un modo per nascondere i siti legali e fare invece spazio a quelli che agiscono contro ogni norma e regolamentazione stabilita dal nostro stesso governo.

 


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